La cartiera di Ovaro, situata nella Val Degano, rappresenta più di un semplice complesso industriale; è una componente intrinseca dell'identità territoriale. Questa fabbrica, attiva da oltre un secolo, ha scandito il ritmo della vita locale, trasformando legname e acqua in prodotti cartacei e cartoncino. Un'iniziativa denominata "La Cartiera di Ovaro. Patrimoni industriali in Carnia", promossa dall'associazione Isoipse e supportata dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, mira a esplorare questa profonda relazione. Il progetto, dopo aver coinvolto giovani e anziani, si concentra ora sulla raccolta delle testimonianze degli attuali dipendenti, dal personale operativo ai dirigenti, per narrare una storia collettiva che va oltre l'aspetto meramente produttivo, delineando il ruolo della fabbrica nella storia e nel futuro della comunità carnica. Questo caso di studio sottolinea come l'attività industriale possa essere cruciale per la vitalità delle aree montane.
La storia della cartiera è anche il racconto di una valle che ha lottato per il suo futuro. Negli anni '80, la fabbrica ha affrontato una crisi che minacciava la sua esistenza, spingendo la comunità a unirsi in una mobilitazione senza precedenti. Questo sforzo collettivo, che ha coinvolto lavoratori, sindacati e residenti, ha permesso alla cartiera di rinascere. Oggi, la RDM Ovaro è un'azienda moderna e all'avanguardia, specializzata nella produzione di cartoncini riciclati per l'imballaggio di lusso, l'editoria e altri settori. Con una capacità produttiva significativa e un impegno verso l'efficienza energetica, la fabbrica continua a essere un motore economico e sociale, esportando i suoi prodotti a livello internazionale. Questo patrimonio industriale vivente non solo celebra più di cento anni di attività, ma dimostra anche come un'impresa possa integrarsi profondamente nel tessuto sociale, diventando uno strumento per preservare la vita e il lavoro in montagna.
La Cartiera di Ovaro: Un Legame Centenario con il Territorio
La cartiera di Ovaro, in Val Degano, non è semplicemente un impianto produttivo, ma una vera e propria entità che si è fusa con l'identità della regione nel corso di oltre un secolo. Fin dalla sua fondazione, le attività legate alla produzione di carta e cartoncino hanno profondamente influenzato le dinamiche sociali ed economiche locali. Intere generazioni hanno trovato impiego in questa fabbrica, e la sua presenza ha sostenuto indirettamente molte altre famiglie. Il progetto "La Cartiera di Ovaro. Patrimoni industriali in Carnia" si propone di ricostruire questa narrazione storica, andando oltre il mero resoconto industriale. L'obiettivo è raccogliere le esperienze e le voci di coloro che continuano a dare vita alla cartiera ogni giorno, offrendo una prospettiva autentica e inclusiva sulla sua evoluzione. L'antropologa Valentina De Marchi è incaricata di condurre interviste che abbracciano diverse figure professionali, dagli operai ai dirigenti, con l'intento di costruire un racconto corale e significativo.
Secondo la curatrice Marta Tasso, la ricerca non può prescindere dalla conoscenza di chi vive quotidianamente la realtà della cartiera. Queste testimonianze sono fondamentali per delineare un quadro completo della fabbrica, non solo come luogo di lavoro, ma come elemento inscindibile dalla storia e dal futuro della Carnia. Il caso di Ovaro è particolarmente emblematico, poiché illustra come l'industria possa essere un fattore determinante per la sopravvivenza e lo sviluppo delle comunità montane. Le attività del progetto hanno già coinvolto diverse fasce d'età, dai laboratori per bambini incentrati sulla storia della carta ai gruppi di lavoro con gli anziani per la raccolta di ricordi e aneddoti degli ex dipendenti. Questo approccio olistico permette di tessere una trama che lega passato, presente e futuro, mettendo in luce l'importanza cruciale della cartiera per la vitalità della valle.
Resilienza e Innovazione: Il Futuro Industriale di Ovaro
La relazione profonda tra la cartiera di Ovaro e la sua comunità è stata messa alla prova, e rafforzata, durante la crisi degli anni Ottanta. Dopo la scomparsa di Anna Erker-Hocevar, figura imprenditoriale che guidò la fabbrica per decenni, l'azienda attraversò un periodo di grave difficoltà che culminò in una richiesta di fallimento. Di fronte a questa minaccia, l'intera Val Degano si mobilitò. Lavoratori, sindacati, amministratori locali e persino religiosi si unirono in una difesa comune, trasformando la vertenza aziendale in una lotta per la sopravvivenza della comunità. Lo storico Giuseppe Gori ha documentato questa straordinaria mobilitazione nel suo volume "Le lotte per il lavoro in Carnia. Il caso della Cartiera di Ovaro". Grazie a mesi di trattative, la fabbrica riprese le attività nella primavera del 1986, sotto una nuova gestione che includeva Reno De Medici e Friulia.
Oggi, la Cartiera di Ovaro, conosciuta come RDM Ovaro, non è un semplice reperto di archeologia industriale, ma un'impresa attiva e innovativa che impiega circa 180 persone. È specializzata nella produzione di cartoncini riciclati ad alte grammature, destinati a settori che spaziano dall'imballaggio di lusso all'editoria, dalla legatoria ai giochi. Alcune delle sue linee di prodotto, come OVARO 404, OVARO 649 e OVARO 707, rendono omaggio al nome del paese. Nel 2023, anno del centenario, la fabbrica ha raggiunto una capacità produttiva di circa 110.000 tonnellate annue e ha inaugurato una nuova centrale termica per migliorare l'efficienza energetica. Il patrimonio industriale di Ovaro è, quindi, un patrimonio vivo e in continua evoluzione. Conservare gli archivi e le storie della cartiera significa celebrare non solo un secolo di attività, ma anche comprendere come una fabbrica possa diventare un pilastro dell'identità comunitaria e un mezzo per garantire che la montagna sia non solo visitata, ma anche abitata e vissuta pienamente attraverso il lavoro.

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