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Cédric Lachat: Il Futuro dell'Arrampicata e il Suo Significato Profondo

2026-04-21 05:21

Cédric Lachat, un arrampicatore svizzero di fama, si immerge in una profonda riflessione sullo stato attuale e il futuro dell'arrampicata nel suo recente documentario "The Future of Climbing". Lungi dal fornire risposte definitive, il lavoro di Lachat si concentra sull'indagare le tensioni e le trasformazioni che stanno attraversando questo sport. Dalla crescita esponenziale dei praticanti all'impatto sui siti naturali, dall'influenza dei social media alla mercificazione dell'esperienza, Lachat invita a un'analisi critica su come vivere l'arrampicata in modo consapevole e sostenibile, senza perdere di vista l'essenza di una pratica nata dal silenzio e dal confronto con i propri limiti.

La scintilla per questo progetto è nata da un episodio molto personale per Lachat. Durante la lavorazione di una via di 9a a Saint-Léger-du-Ventoux, un luogo di arrampicata che richiede grande concentrazione, Lachat si è trovato disturbato da musica ad alto volume. Questo evento lo ha portato a riflettere sull'affollamento crescente in falesie sensibili, dove la ricerca di tranquillità e la bellezza della natura rischiano di essere compromesse. La sua reazione iniziale, dettata dalla frustrazione, si è trasformata in una consapevolezza più profonda: la necessità di sensibilizzare la comunità sull'importanza di codici di condotta e rispetto, per prevenire la chiusura di siti e preservare l'ambiente.

Il documentario, quindi, non nasce da una risposta precostituita, ma da una domanda urgente e ineludibile. Lachat, insieme a Guillaume Broust, ha scelto di esplorare queste tematiche attraverso un film che stimoli la riflessione piuttosto che imporre giudizi. Il suo intento è aprire un dialogo, invitando tutti a interrogarsi sull'impatto delle proprie azioni. L'esperienza delle riprese ha rafforzato in Lachat la consapevolezza che ogni nostra attività ha delle conseguenze e che l'arrampicata, come tutti gli sport nella natura, richiede un'evoluzione lucida e attenta.

Lachat non ha cambiato radicalmente le sue idee durante la realizzazione del film, ma ha approfondito le sue domande, che persistono ancora oggi. La sua motivazione nell'arrampicata, rispetto agli inizi, si è evoluta. Se un tempo era spinto dal desiderio di superare l'impossibile e di confrontarsi con i propri limiti in competizioni ed esplorazioni, oggi la spinta principale è il confronto interiore. A 40 anni, la performance non è più la priorità assoluta, ma rimane viva la sfida di mettersi alla prova, di esplorare l'ignoto e di affrontare ciò che oppone resistenza. Il grado di difficoltà, per Lachat, è diventato relativo, personale e intimo; ciò che conta è trovare la propria "vetta" del momento, ovvero il proprio modo autentico di vivere l'arrampicata.

Lachat si definisce non un influencer, ma piuttosto un esploratore e un narratore. La sua esperienza accumulata nel tempo lo porta a voler condividere e dare un senso alle sue avventure, come la recente spedizione di sei settimane in Papua per esplorare grotte. Raccontare, per lui, è un modo per prolungare l'avventura e trasmettere qualcosa di significativo e sincero. Non si tratta di mettersi in mostra, ma di offrire una prospettiva basata sulla sua ricca esperienza.

Riguardo alla trasformazione dell'arrampicata, Lachat non crede che qualcosa del "vecchio" mondo sia andato perduto, ma piuttosto che ci sia stata un'evoluzione. La bellezza dello sport persiste, anche se in forme diverse. Non c'è nostalgia per il passato, ma la consapevolezza che ogni epoca reinterpreta e vive l'arrampicata a modo proprio. La vita, le pratiche e le sensibilità si modificano, e questo è un processo naturale.

La questione del "limite" è cruciale per Lachat: esso si trova dove la pratica dell'arrampicata inizia a compromettere ciò che la rende possibile. Questo significa rispettare la natura, le regole, gli altri frequentatori e, in generale, l'ecosistema. Quando il piacere personale prevale sull'equilibrio fragile di un sito o di una specie, si supera un confine etico. L'interrogativo non è se abbiamo il diritto di arrampicare o esplorare, ma se, facendolo, stiamo progressivamente distruggendo le fondamenta stesse della nostra libertà di praticare.

L'arrampicata sta diventando sempre più "consumabile", ma Lachat non condanna automaticamente questo fenomeno. Riconosce che la crescente popolarità dello sport è una testimonianza della sua bellezza e del benessere che può portare. L'apertura di palestre e lo sviluppo di un mercato sono conseguenze naturali di questa domanda. Il punto critico, tuttavia, emerge dopo: come gestire l'afflusso di nuovi praticanti, specialmente in falesie che non possono sostenere una frequentazione illimitata? Il documentario invita a trovare soluzioni intelligenti e locali, che accolgano il pubblico senza ricorrere a divieti o conflitti, rispettando le specificità di ogni sito. Il futuro dell'arrampicata dipenderà dalla capacità della comunità di affrontare queste sfide con consapevolezza e inventiva.